Commercio elettronico: crescita a doppia cifra nel Sud Europa

Commercio elettronico B2C (Business to Consumer) in crescita in tutta Europa, soprattutto negli Stati meridionali: secondo una ricerca di Ecommerce Europe – associazione europea che raccoglie più di 25mila aziende del settore – il 2014 ha visto una crescita del 15,4%, per un volume d’affari complessivo di 47,3 miliardi di euro. Nello stesso periodo, l’Europa nel suo complesso è cresciuta del 13,6% e l’UE28 del 13,4. Per l’anno in corso è prevista un’ulteriore crescita, anche se meno importante: +13,5%, per un totale di più di 50 miliardi di euro, negli stati del Sud Europa, categoria in cui sono compresi Italia, Spagna, Turchia, Grecia, Portogallo, Croazia, Cipro e Malta.

Per questi Paesi, il trend si conferma particolarmente positivo già dal 2010: da 5 anni a questa parte, infatti, il commercio elettronico è cresciuto del 22%, rispetto a una media Europea che si è fermata al pur importante +18%. In termini di fatturato, al primo posto si posiziona la Spagna con quasi 17 miliardi di euro nel B2C; seguono Turchia (9,8 mld), Grecia (3,8), Portogallo (3,9), Croazia (280 mln), Cipro (170) e Malta (28). Dal punto di vista della spesa media per e-shopper (acquirente online) guida la classifica la Grecia, con 1624 euro l’anno. Seguono il Portogallo (1330 €), la Turchia (1245) e la Spagna (1174). Dell’Italia parliamo più in basso.

Un altro indicatore importante per valutare lo stato di salute del commercio elettronico B2C è il suo rapporto sul totale del Pil: per quanto riguarda gli Stati del Sud Europa, il rapporto si ferma ad appena l’1,28% sul totale del Pil complessivo, il più basso del continente. Il futuro, però, sembra roseo, dal momento che dal 2009, questo valore è cresciuto di circa il 250%.

Per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento, è possibile richiedere il rapporto completo al link: http://www.ecommerce-europe.eu/facts-figures

E l’Italia?

Sebbene sia al secondo posto dopo la Spagna in termini di volume d’affari, raggiungendo i 13,2 miliardi di euro nel 2014, l’Italia potrebbe crescere molto di più, considerando che tra i Paesi considerati ha la popolazione maggiore dopo la Turchia.

Il problema principale per l’ecommerce italiano è la scarsa penetrazione di Internet. Malgrado i progressi degli ultimi anni, il nostro Paese si ferma al 62%, penultimo tra gli stati del Sud Europa e superato (in negativo) solo dalla Turchia (51%): il totale è di 32.5 milioni di utenti online tra gli over14. Anche se si tratta del valore più importante in termini assoluti, bisogna fare di più. Coloro che hanno effettuato almeno un acquisto online nel 2014 sono stati invece 16 milioni e mezzo.

Il secondo problema è che gli italiani spendono poco su Internet: probabilmente la diffidenza nei confronti di questo strumento è ancora molto alta. La spesa media annuale per gli e-shopper nostrani è stata di circa 810 €, la metà di quanto hanno speso i greci. Una cifra inferiore di almeno 300€ a persona rispetto ai Paesi leader.

Malgrado ciò, la crescita del settore per il 2014 è stata pari al 17,5% e per il 2015 si prevede un giro d’affari di 15,3 miliardi di euro. Questo vuol dire che le potenzialità sono molto alte: se si riesce a convincere i consumatori a spendere qualcosina in più, il commercio elettronico può diventare (e in parte lo è) un punto di forza per l’economia italiana.

Dal punto di vista dei settori più in voga, dividiamo innanzitutto il mercato in due macro-categorie: i servizi, che costituiscono il 55% del totale delle vendite; e i beni materiali, che si fermano al 45%.

Nel dettaglio, a farla da padrone è il settore turistico (voli e prenotazioni d’albergo su tutti). Per quanto riguarda i prodotti, invece, vincono la tecnologia (portatili e tablet) e l’abbigliamento:

Commercio elettronico in Italia: i settori più forti

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