Aprire un ecommerce…sì, ma per vendere cosa? Una guida in 4 step

Aprire un ecommerce può essere anche facile: un sito basic è alla portata di quasi tutte le tasche e volendo si può curare da sé (buona fortuna!) la comunicazione sui social e gli aspetti SEO necessari. Aprire un ecommerce, però, non vuol dire vendere: i siti di commercio elettronico sono decine di migliaia; la concorrenza è spietata. Per raggiungere davvero qualche risultato, quindi, è bene avere le idee chiare, innanzitutto sul tipo di prodotti che si intende portare sul mercato. Occorrono poi strategia, capacità e un pizzico di esperienza da acquisire sul campo (contattaci, in caso ti occorra un aiuto).

Daniele Rutigliano – esperto di ecommerce e Ceo di Aproweb.it, web agency specializzata nel settore – ha scritto “E-commerce vincente”, manuale edito da Hoepli che aiuta chi ha intenzione di vendere online a non commettere errori.

Tra i vari aspetti curati all’interno del volume, Rutigliano ha elencato una strategia in 4 step per scegliere che tipo di prodotto o servizio vendere quando si decide di aprire un ecommerce.

Studia il settore

Innanzitutto, occorre fare una scelta di fondo: vendere beni materiali o immateriali? Nel primo caso si parla di abbigliamento, accessori, libri, alimenti, etc. Nel secondo, perlopiù si ha a che fare con servizi e intrattenimento: assicurazioni, biglietti per concerti ed eventi, prodotti audiovisivi (musica, film, serie tv, etc.). Oltre alla propria affinità con uno di questi settori (un po’ di passione per la materia non guasta mai), occorre studiare il mercato. Online sono disponibili studi e ricerche a tonnellate sull’argomento.

Secondo le ultime ricerche, beni materiali e immateriali si dividono il mercato in fette più o meno eque, a seconda dell’anno: nel 2014 i servizi si sono aggiudicati il 54% del fatturato online, mentre i prodotti si sono fermati al 46%. Nel 2015, la previsione è che si arriverà al “pareggio”: 50/50. Tra i trend più significativi, la crescita dell’abbigliamento e il calo drastico del turismo, che è sceso del 14% dal 2007 ad oggi.

Per approfondire: http://www.osservatori.net/ecommerce_b2c

Cosa cercano gli utenti su Google?

Esiste uno strumento di analisi (gratuito) che Google mette a disposizione per comprendere il sentiment di Internet: cosa cercano le persone, quali prodotti desiderano, che tipo di esperienza si aspettano. Sul sito, è possibile ricercare le parole chiave di nostro interesse: per esempio, se ho un ecommerce di abbigliamento potrei analizzare alcuni dei termini correlati (abbigliamento uomo, scarpe donna, etc.) e cercare di carpire le tendenze della Rete. È possibile, poi, affinare la ricerca in base alla posizione geografica, a un determinato range temporale, e in base alle categorie consigliate.

Google trends è disponibile al link: https://www.google.it/trends/

Imita Jeff

Jeff Bezos è il creatore di Amazon: come ha fatto ad avere tanto successo? Prima di scegliere di vendere libri online, Bezos ha effettuato una capillare analisi del prodotto che intendeva vendere, osservando soprattutto determinati aspetti:

– Semplicità nella descrizione del prodotto
– Notorietà del prodotto
– Aspetti logistici: libero accesso alle scorte e possibili difficoltà di spedizione
– Contraffazione
– Margini di guadagno (valutando anche sconti e offerte)

Per approfondire: Amazon: “Il segreto del successo? Pensiamo di essere ancora una startup”

Nicchie inesplorate

La genericità non paga: i player presenti sul mercato che offrono prodotti generalisti (eBay, Amazon, ma anche Zalando, per esempio) sono ormai troppo forti per essere scalzati. Occorre quindi individuare delle nicchie ben precise (come ci ricorda la storia di AliBaba e del suo fondatore). Per fare un esempio: vendere abbigliamento potrebbe essere complicato, ma magari c’è ancora mercato per scarpe in pelle, cucite a mano.

(Photo Credit: Maria Elena on Flickr)

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